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Meno grano duro e mais, grano tenero stabile. Più soia. Ma soprattutto il timore di avere meno grano ‘certificato’. È ancora davvero presto per definire un quadro di riferimento, ma a poche settimane dalle prime semine è questa la ‘voce di campagna’.
Rafforzata dall’analisi di Carlo Invernizzi, presidente del gruppo cereali di Ais (Associazione italiana sementi): «La superficie seminata a cereali molto probabilmente non subirà cali consistenti.
Ciò che è in sicura diminuzione (forse anche del 25%) è l’utilizzo di seme certificato, che invece va sostenuto e promosso, nel momento in cui viene sicuramente meno l’incentivo del vecchio art. 69 e sul nuovo art. 68 agricoltori e operatori non hanno ancora sufficienti informazioni».
Le stime di Invernizzi prevedono per il tenero una superficie stabile o addirittura in aumento del 510%, con una contrazione del seme certificato superiore al 20%.
Per il grano duro la superficie dovrebbe invece calare del 1015%, con un’analoga contrazione del seme certificato, mentre l’orzo è previsto in calo del 15%, con punte vicine al 30%». Invernizzi si sofferma sulla riduzione di seme certificato.
«Senza di esso evidenzia vengono a mancare le basi per la rintracciabilità e le risorse per la ricerca di nuove varietà, con il rischio non solo di affidarsi alla ricerca di altri Paesi, ma di perdere definitivamente il patrimonio genetico nazionale. Per sostenere l’uso di seme certificato e quindi il suo ruolo nella ricerca e innovazione, va riferito che in altri Paesi sono i governi o gli stessi agricoltori a preoccuparsi, tanto che vengono adottate forme di raccolta delle royalties sul seme aziendale, agevolate dallo Stato e in accordo tra breeder e produttori». Invernizzi aggiunge che «il commercio o lo scambio di granella uso seme è illegale, e proibito dalla legge sementiera 1096/71» e chiede misure concrete al governo, insieme all’auspicio che si crei un’organizzazione interprofessionale con la quale confrontarsi. Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Monari, responsabile sementi del Cap BolognaModena: «Non vedo grandi cali per il grano tenero. Piuttosto stiamo riscontrando, di fronte a prezzi non remunerativi, un agricoltore ‘svogliato’ al quale non interessa il seme certificato e, più in generale, fare qualità sui seminativi. Così sta alla finestra e tende a ridurre tutte le spese». Intanto fa capolino il possibile exploit della soia nel 2010.
Solo sensazioni, nel momento in cui non si è ancora fatto il bilancio finale del 2009. Tuttavia, in particolare nel NordEst, le basse quotazioni del mais spingono gli agricoltori verso la leguminosa.
E un rapido giro in campagna conferma una primissima stima dell’Ais: le superfici potrebbero aumentare anche del 30% dal 2009. Ma da qui alle semine c’è davvero ancora molto tempo. Fonte: Terra e Vita